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Geografia nel pallone: dove comprano le big e perche’


Spalletti è quasi nerazzurro, ma impazzano i duelli per Berardi e Bernardeschi e Cardiff potrebbe cambiare qualcosa.





Un po’ come chi sceglie di essere nazionalista e fare le vacanze nel Paese di appartenenza e chi è più esterofilo. Qualcosa di simile avviene nel calcio, seguendo sempre le mode dei momenti ed il trend maggiormente in voga.

Si è passati dagli anni ’90 dove tutte le attenzioni erano esclusivamente rivolte al calcio sudamericano, Brasile ed Argentina in primis, a quello del nuovo millennio. Decisamente più europeo, concentrato non solo sui cinque maggiori campionati del Vecchio Continente ma anche su quelle vetrine più nascoste, care ma dense di talento.

L’Italia, da questo punto di vista, si conferma estremamente nazionalista, come dimostra un bilancio effettuato da Sports Bwin sui grandi flussi di capitali e giocatori negli ultimi dieci anni di mercato.

Non poteva che essere la Juventus capofila di categoria: il 70% dei suoi acquisti negli ultimi anni proviene dalla Serie A, riuscendo ad accaparrarsi il meglio e sbaragliando la concorrenza.

Al contrario di quello che ad esempio accade in Premier League, il campionato che più di ogni altro guarda oltre confine. Solo un terzo dei giocatori acquistati infatti arrivava dalla terra “Regina”, indirizzando le proprie attenzioni principalmente verso Spagna e Ligue 1.

calciomercato Serie A


Prendendo in esame le singole squadre vi sono particolari trend che alcuni club amano seguire. Ad esempio la tradizione francese dell’Arsenal, ovviamente legata alla presenza ventennale di Wenger (ultimo Lacazette), o quella spagnola del Manchester City allenato da Pellegrini prima (dopo anni al Villareal) e Guardiola adesso.

Nella maggior parte dei casi club come Real Madrid, Psg e Bayern guardano oltre confine: troppo pochi gli avversari in patria per avere campionati con tante squadre di livello: ovviamente i blancos non pescheranno mai da Barça o Atletico, difficile che il Monaco venda al Psg. Discorso differente per il Dortmund, negli anni incautamente succursale di un Bayern che si è assicurato i vari Goetze, Lewandoski ed Hummels.

A guadagnare appeal sono sempre più i campionati portoghese, turco e belga. Vetrine costose, grazie anche alla crescita delle rispettive Nazionali: vetrine storicamente care, anche ben oltre le reali potenzialità dei protagonisti. Il Porto è da questo punto di vista l’esempio più calzante, mentre in Belgio l’exploit delle nazionali fiamminghe ha attirato l’attenzione dei maggiori talent scout di tutta Europa nei suoi campionati. Percorso inverso per quanto concerne il campionato turco, che è oggi capace anche con squadre non di rango di attrarre giocatori importanti dallo stipendio ingente.




Esiste poi un’ultima tipologia di squadre, quelle particolarmente legate ad una nazionalità per motivi storici.

Lo è stato il Milan con gli olandesi dell’epoca Berlusconi, l’Inter di Moratti con gli argentini, lo è oggi la Juventus con un blocco azzurro che ha in realtà sempre caratterizzato la società di Agnelli.

E c’è chi poi è “figlia del mondo”, come l’Udinese, capace di pescare a pochissimi euro campioni del futuro, generando plusvalenze impressionanti grazie alla bravura dei propri osservatori.

Pubblicato: 11-07-2017









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