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news Serie B

Domenico Costantini: "Le scuole portieri sono fondamentali per la crescita dei ragazzi. Donnarumma? Talento naturale"


Intervista al coordinatore dei preparatori dei portieri del settore giovanile del Frosinone per capirne di più sul momento attuale del ruolo in Italia e per un amarcord di 10 anni fa.





Dopo l’intervista con Ermes Berton, il nostro viaggio alla scoperta della rinascita dei giovani portieri italiani prosegue con le parole di un altro esperto del settore.

Domenico Costantini, classe ’63, ciociaro di Morolo, è infatti ormai un’istituzione dalle parti di Frosinone.

Finita in maglia giallazzurra nel 2001 la carriera da portiere, Costantini (foto: tuttomercatoweb.com) è infatti nei quadri tecnici del club da ormai 15 anni, come coordinatore dei preparatori dei portieri del settore giovanile.

Un compito tutt’altro che semplice in una squadra che da sempre assegna un’importanza prioritaria al proprio vivaio.

Chi di meglio allora per sapere qualcosa
in più sul mondo della preparazione dei giovani estremi difensori, magari trovando risposte a domande “ignoranti”, ma molto curiose.

Tipo “quale importanza si dà alla stazza o all’altezza in fase di selezione? E le metodologie di allenamento cambiano a seconda delle caratteristiche fisiche dei diversi soggetti?”

“Il lavoro sull’impostazione fisica non cambia molto a seconda che si abbiano 15, 16 o 17 anni – ha detto Costantini – Noi diamo sempre priorità alla tecnica, puntiamo a trasmettere ai ragazzi anche pochi concetti, ma che devono restare per sempre e che elementi così giovani non faticano a memorizzare. Sicuramente a quest’età non bisogna eccedere con la palestra, la muscolatura si svilupperà”.

Resta il fatto che “casi” come quello di Gigio Donnarumma rischiano di essere controproducenti. Per gli aspiranti campioni, che rischiano di montarsi la testa troppo in fretta anche a causa di ingaggi da capogiro, e per le famiglie, buona parte delle quali può perdere di vista la realtà di ragazzi minorenni per il semplice sogno di inseguire fama e ricchezza.

“Non entro nel merito dei discorsi economici, ma credo che Donnarumma sia un fenomeno assoluto, di quelli che ne nascono pochi – il parere di Costantini - Stiamo parlando di un ragazzo giovanissimo, ma già molto sviluppato e reattivo, anche nei tuffi laterali e sulle conclusioni ravvicinate. Ha dote innate sui quali i preparatori possono incidere poco…”.

Dove invece Costantini concorda con Berton è sulle difficoltà attuali a lavorare con i portieri nei settori giovanili, ma pure nell’individuazione delle scuole portieri tra le motivazioni della parziale rifioritura nostrana del ruolo:

“Purtroppo in Italia non si ha sempre a disposizione un materiale adeguato per lavorare con ragazzi così giovani, ma per fortuna da qualche tempo club di diversa levatura si stanno organizzando anche su questo e penso ad esempio all’Udinese che sta lavorando molto bene da anni. Senza dimenticare l’importanza rivestita dalle scuole di portieri, anche private, fondamentali per la crescita dei ragazzi”.

Altro tema scottante. È giusto giudicare un portiere anche in giovanissima età, quindi ancora con ampi margini di crescita, più da come usa i piedi piuttosto che dalle doti “manuali”? E ancora, cosa può comportare per un portiere in fase di crescita la moda di adeguare i sistemi tattici della prima squadra a tutto il settore giovanile?

“Io penso sempre che un portiere debba sapere usare molto bene gli arti superiori – ha detto Costantini – Però è chiaro che nel calcio di oggi è molto importante sapersela cavare anche con i piedi, ma d’altra parte ormai quasi tutti, anche i più giovani, apprendono presto anche questo fondamentale.

Personalmente io guardo a come un ragazzo riesce a essere padrone del ruolo, a governare un reparto anche a livello “acustico”: penso che la comunicazione con i difensori sia importante e che vada sviluppata fin da subito. Quanto alla standardizzazione dei moduli, può effettivamente creare qualche disagio”.

Ma Costantini è nella storia del Frosinone anche per essere stato in panchina da primo allenatore nel magico pomeriggio dell’11 giugno 2006, quando battendo al Matusa 1-0 il Grosseto di un certo Max Allegri i ciociari ottennero la prima, storica promozione in Serie B.

Con Ivo Iaconi squalificato insieme al vice, toccò proprio a Costantini guidare la squadra dalla panchina, pur necessitando di una deroga. Il destino volle che a 20’ dalla fine si infortunasse il titolare Massimo Zappino, sostituito da Mauro Chiodini, prodotto del vivaio giallazzurro (ora al, ndr):

“Quello resta un gran bel ricordo, ma non ho mai pensato di fare l’allenatore, la mia vocazione è allenare i ragazzi. Non fu difficile caricare Chiodini – ricorda in conclusione Costantini – Perché la partita era molto importante: anzi, mi colpì la sua tranquillità, fu lui a infonderla a me e a tutti e se la cavò bene. Peccato che non abbia avuto un prosieguo di carriera all’altezza delle sue potenzialità”.

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Davide Martini

Pubblicato: 15-06-2017









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