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La Juve pigliatutto fa felice il calcio italiano: ora Allegri deve imitare Lippi

Per i bianconeri un mercato che farà storia per scudetto e Champions e che "accontenta" anche le rivali.

Una cosa più delle altre emerge chiara dal mercato-shock che sta portando avanti la Juventus. La fiducia assoluta della società nel lavoro di Massimiliano Allegri.

Per tornare a una campagna così opulenta occorre infatti risalire come osservato da più parti all’estate 2001, quando la cessione di Zinedine Zidane, ma pure quella spesso dimenticata di Filippo Inzaghi, finanziò gli arrivi di Buffon, Thuram e Nedved.

Per Marcello Lippi, appena ri-insediatosi sulla panchina bianconera dopo il doppio secondo posto di Carlo Ancelotti, non pote’ esserci miglior regalo di bentornato: un fuoriclasse se ne andava, ma ormai demotivato a restare, sostituito da tre future colonne, decisivi per i successivi trionfi e in due casi su tre destinati a diventare bandiere in-ammnainabili.

Per la serie la storia si ripete, tre lustri dopo tocca a Pogba fare lo Zidane, a Morata fare l’Inzaghi, e a Pjanic e Higuain, più il mister X del centrocampo prendere le parti degli allora sontuosi innesti. E, appunto, a Allegri sostituire Lippi, mettendosi al timone di una barca apparentemente facile da governare.

Detto che il tecnico livornese a differenza del collega viareggino dovrà rinunciare “solo” a un ottimo giocatore come Paul, ben lontano (con ogni probabilità per sempre) da Zidane, l’allenatore di oggi non diverge troppo da quello di allora neppure per la pesantezza della bacheca in bianconero. Lippi aveva già vinto 3 scudetti e una Champions, Allegri ha un 2/2 in campionato e un secondo posto in Coppa.

Non la stessa cosa, ma quasi, considerando quanto sia più difficile la Champions di oggi rispetto a quella di allora e considerando l’impresa effettuata nella scorsa stagione da Buffon e compagni. Ora, a meno di un mese dalla fine del campionato e le strategie delle concorrenti sono chiare: il Napoli metterà Milik al posto del Pipita, mentre la Roma dovrà fare solo ritocchi. Inutile parlare delle milanesi, immersi in problemi di diverso tipo, ma ugualmente enormi.

Quindi, campionato già finito in partenza? Sulla carta sì, anche se proprio il pensiero a quella Juve, che pagò un dazio pesante in avvio ai tanti cambiamenti, trionfando il 5 maggio anche grazie al suicidio dell’Inter e della Roma scudettata, mette in guardia i tifosi bianconeri più diffidenti. Come già detto su queste pagine, il campionato di Serie A si è ormai avvicinato a quelli di Francia e Germania, con una squadra dominatrice sul piano tecnico ed economico, quasi sicura di vincere in patria e così libera di concentrarsi sull’ossessione-Champions.

Il paragone regge di più rispetto alla Bundesliga, dato che la strategia della Juve è stata chiara: rafforzarsi indebolendo le avversarie, cosa che il Bayern fa da tempo con il Borussia (Gotze, Lewandowski, ora Hummels), per la rabbia delle altre concorrenti più che del club venditore, felice di incassare denari preziosi per rafforzare il proprio secondo posto, o il primo dei “terrestri”.

Per lo stesso motivo Napoli e Roma hanno “silenziosamente” esultato per le ricche cessioni di Higuain e Pjanic (e adesso magari anche Paredes), che hanno dato fondi fondamentali per operazioni in entrata utili a distanziare ulteriormente le rivali per secondo e terzo posto, e per lo stesso motivo dovrebbero esultare tutti i tifosi (neutrali), dato che i milioni della Juve sono rimasti nel circolo del calcio italiano.

Insomma, l’estate juventina quasi perfetta, perche’ volendo trovare un difetto si può evidenziare il progressivo abbandono della politica dei giocatori italiani, e da concludere solo senza sbagliare il colpo mancante a centrocampo, dovrà ora tradursi solo nella traduzione sul campo del dominio totale.

La sensazione è che Barcellona e Bayern, più che il Real, siano ancora un passo avanti, lo stesso che separa giocatori come Pjanic e Higuain dalla consacrazione internazionale, ancora non avvenuta.

Ma il gap potrà colmarlo Allegri, che rispetto a Luis Enrique & c. ha poco da invidiare. Proprio come Lippi…

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